Q&A Riduzione del canone

In questo periodo di emergenza epidemiologica, molte persone (dipendenti e autonomi) si sono trovate a fronteggiare una riduzione della propria liquidità, a causa della messa in cassa integrazione oppure dello stop forzato a cui le proprie attività sono state sottoposte in seguito alle restrizioni normative di carattere sanitario.

Per chi ha in corso mutui, il Decreto Cura Italia è intervenuto al fine di allargare il perimetro dei potenziali beneficiari del “Fondo Gasparrini”, cioè di coloro i quali possono richiedere la sospensione dei mutui prima casa fino a 18 mesi, nonché molte banche si sono mosse in autonomia per offrire ai loro clienti soluzioni interne per la sospensione del mutuo in corso.

Invece, nulla è stato previsto per gli inquilini; infatti, è utile ricordare che nessuna norma obbliga i proprietari a non richiedere il pagamento dei canoni di locazione, sia per immobili abitativi che commerciali, né a riconoscere uno sconto al conduttore.

L’unica norma in merito ai contratti di locazione è stata introdotta dal DL Cura Italia ed è il riconoscimento di un credito d’imposta (per maggiori dettagli vedi il nostro articolo sul credito d’imposta per negozi e botteghe), riconosciuto ai locatori di immobili rientranti nella categoria C1, per un importo pari al 60% dell’ammontare del canone di locazione effettivamente pagato nel mese di marzo 2020.

Tale misura, per quanto utile, non risolve però il problema di liquidità che sta colpendo i conduttori di unità immobiliari che hanno difficoltà a pagare, nell’immediato, il canone di locazione, in assenza dei proventi per i mesi di marzo, aprile e, probabilmente, maggio.

Di conseguenza, in assenza di specifiche previsioni normative, al conduttore non resta che rivolgersi al proprietario per richiedere una riduzione del canone.

In tal senso, il proprietario, seppur non obbligato ad accettare tale richiesta, deve considerare alcuni fattori di rilevante importanza nel riconoscere una riduzione di canone all’inquilino:

  1. In seguito alla riduzione del canone di locazione, può ottenere una conseguente riduzione delle imposte da versare;
  2. Permette all’inquilino di avere le provviste necessarie per poter procedere, regolarmente, al pagamento del canone di locazione;
  3. Difficoltà nel reperire, nell’immediato, un nuovo inquilino disposto a versare il canone di locazione originariamente previsto dal contratto.

Tale accordo di riduzione del canone può avvenire anche in forma verbale ma è consigliabile che tale modifica contrattuale venga redatta in forma scritta e, seppur non obbligatorio, registrato in Agenzia delle Entrate.

Oltretutto, non sussistendo l’obbligo di registrazione dell’atto in oggetto, le parti potranno procedere alla registrazione della scrittura in Agenzia delle Entrate, gratuitamente e senza una scadenza, con un duplice obiettivo:

  1. Dare data certa all’accordo fra le parti;
  2. Eguagliare il dato reddituale in possesso dell’Agenzia delle Entrate e quanto effettivamente incassato (e dichiarato) dal locatario.

Infine, non esiste un modello tipizzato su cui formulare tale modifica di canone ma l’accordo può essere redatto su carta libera; di seguito, è possibile scaricare un facsimile di scrittura che locatario e locatore possono siglare in merito alla variazione del canone, in formato .docx.

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