Prestito, donazione o liberalità: che strada perseguire?

Al fine di regolarizzare un trasferimento di denaro senza che vi sia, in cambio, una prestazione o una cessione, sono tre i modi in cui sarà possibile regolare tale operazione:

  • Atto di donazione;
  • Donazione di modico valore;
  • Prestito infruttifero.

Come si evince dalla definizione, con le prime due operazioni, il trasferimento di denaro è definitivo mentre con la terza ipotesi (prestito infruttifero) il destinatario è tenuto alla restituzione della somma ricevuta, nei tempi e nei modi accordati tra le parti, senza riconoscere al donante nessun interesse.

Partendo dalla prima opzione, bisogna subito chiarire che, per effettuare un atto di donazione, è necessario recarsi da un Notaio, al fine di dare all’atto la forma richiesta dalla normativa, cioè la forma pubblica.

In questo caso, il trasferimento è tassato sulla base del rapporto di parentela, laddove esistente, tra donante e donatario. In particolare, l’aliquota prevista cambia nei seguenti modi:

  • Coniuge e parenti in linea retta (figli, genitori e, in generale, ascendenti e discendenti): 4%, con franchigia fino a un milione di euro, sul valore della donazione;
  • Fratelli e sorelle: 6%, con franchigia di Euro 100.000, sul valore della donazione;
  • Altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta, affini in linea collaterale fino al terzo grado: 6%, senza franchigia, sul valore di donazione;
  • Tutti gli altri soggetti: 8%, senza franchigia, sul valore di donazione.

Qualora la donazione sia collegata ad un successivo atto di compravendita, il comma 4-bis dell’articolo 1 del D.Lgs. 346/90 prevede la possibilità di effettuare nello stesso atto un atto di donazione e, conseguenzialmente, un atto di compravendita, in cui l’acquirente sia il donatario. In questo modo, non si ha alcuna imposizione sull’atto di liberalità (la donazione) ma si è soggetti esclusivamente al pagamento dell’imposta di registro.

In alternativa, l’articolo 783 del Codice Civile prevede l’istituto della “donazione di modico valore”, che ha per oggetto beni mobili (ad esempio, un tavolo o una somma di denaro) ed è valida anche se manca l’atto pubblico, purché vi sia stata la tradizione, cioè la consegna della cosa nelle mani del donatario, in modo tale che sia certa ed inequivocabile la volontà del donante. 

La principale problematica di questa seconda opzione è data dalla valutazione della modicità della donazione, la quale deve essere considerata in rapporto alle condizioni economiche (reddituali e patrimoniali) del donante.

Infatti, non c’è né un valore assoluto né un rapporto massimo tra donazione e reddito (o patrimonio) che la norma fissa per considerare come “modica” una donazione.

L’ultima possibilità è rappresentata dal prestito infruttifero. Al fine di regolarizzare tale operazione, è auspicabile che il donante chiarisca nella causale del trasferimento di denaro che trattasi di “prestito infruttifero” e che le parti diano forma scritta al prestito redigendo una scrittura privata dal quale si evincano:

  • Estremi dei contraenti; 
  • Oggetto del prestito; 
  • Modalità e scadenze di restituzione. 

In alternativa, è lecita la forma “per corrispondenza” che consiste in un atto scritto che viene spedito all’altro contraente e perfezionato con la firma dell’altro contraente. 

In ogni caso, è importante dare data certa al documento, in uno dei seguenti modi:

  • Registra della scrittura privata presso l’Agenzia delle Entrate;
  • Timbro di un ufficio postale;
  • Scambio di corrispondenza con raccomandata A/R;
  • Scambio di corrispondenza a mezzo PEC;
  • Firma elettronica dell’atto e marcatura temporale.

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